Chi immagina il carnevale come una sfilata di carri allegorici, a Bosa troverà qualcosa di completamente diverso. Il Karrasegare Osincu, cioè il carnevale bosano, è una festa di comunità, ironica e a tratti irriverente, in cui per qualche giorno i ruoli sociali si allentano e tutta la città scende in strada mascherata. È uno dei carnevali più originali della Sardegna, e per chi soggiorna a Montresta è a portata di mano: Bosa dista circa 15 km, una ventina di minuti in auto.
Una festa che cresce giorno dopo giorno
Con il nome Karrasegare si indicano soprattutto i tre giorni finali e più importanti: domenica, lunedì e martedì grasso. Ma la festa comincia prima. Circa una settimana prima del giovedì grasso, gruppi mascherati iniziano a girare di casa in casa chiedendo cibo e vino, improvvisando canti satirici; in cambio ricevono salsicce, formaggio, frutta e dolci. È una questua allegra, che coinvolge il vicinato e prepara il clima dei giorni successivi.
Un tempo il periodo di festa era ancora più lungo: le sale da ballo aprivano già a Capodanno e restavano attive fino alla notte del martedì grasso. Oggi l'attenzione si concentra sugli ultimi giorni, quando il centro storico si riempie di maschere spontanee, spesso improvvisate con pochi mezzi ma tanta fantasia.
Il mattino del martedì grasso: s'Attittidu
Il cuore del carnevale bosano è il martedì grasso, diviso in due momenti dal carattere opposto. Al mattino le strade si riempiono di figure vestite di nero, con il volto annerito dal sughero bruciato: sono le maschere di s'Attittidu, il nome del lamento funebre tradizionale sardo. Come prefiche in lutto, piangono e si disperano per la morte, o la presunta agonia, di Giolzi, il re del carnevale, un fantoccio di paglia e stracci.
Molte maschere portano in braccio bambolotti che rappresentano Giolzi neonato, abbandonato da una madre troppo presa dalla festa, e chiedono ai passanti un goccio di latte per sfamarlo. Il pubblico non resta a guardare: viene coinvolto, preso in giro, trascinato nei canti satirici e nei balli. Il tono è quello della parodia, con battute pungenti e doppi sensi, e il lutto è naturalmente tutto per burla.
La sera: lanterne, maschere bianche e il rogo
Al tramonto l'atmosfera cambia completamente. Le maschere nere lasciano il posto a figure vestite di bianco, coperte da un lenzuolo e con una federa a fare da cappuccio, il viso annerito: sono le "anime" del carnevale che sta finendo. Con lanterne o cestini in mano percorrono le vie del centro alla ricerca di Giolzi, frugando tra la gente e negli angoli bui. Quando finalmente lo trovano, il fantoccio viene bruciato sul rogo, un gesto che chiude la festa e ha il senso di una purificazione collettiva prima della Quaresima.
Vedere le lanterne muoversi tra le case colorate di Bosa e il fuoco che si accende nella notte è un'esperienza difficile da dimenticare. Per partecipare non serve un costume elaborato: molte maschere sono improvvisate, e chi si mescola alla festa con rispetto e buon umore ne diventa parte.
Quando si svolge e come informarsi
Il carnevale segue il calendario della Pasqua, quindi le date cambiano ogni anno: i giorni clou cadono in genere tra febbraio e l'inizio di marzo. Il programma preciso, con eventuali appuntamenti collaterali, viene pubblicato di anno in anno: per date e dettagli fate sempre riferimento ai canali ufficiali del Comune di Bosa e della Pro Loco locale.
L'inverno è anche un ottimo momento per scoprire la Planargia senza folla: dopo una giornata di festa a Bosa, il rientro a La Casa di Pietra Montresta, con il caminetto acceso nel soggiorno, è il modo più accogliente per chiudere la serata. Per conoscere meglio la città fuori dal periodo di carnevale, leggete la nostra guida su cosa vedere a Bosa; e se vi appassionano i carnevali sardi, non perdete la Sartiglia di Oristano.
Carnevale a Bosa, il caminetto alla Casa di Pietra
Vivete il martedì grasso bosano e la sera rientrate al calore del caminetto di La Casa di Pietra Montresta, a una ventina di minuti da Bosa.